16 aprile 2016

ECFRASI. La Tempesta di Giorgione alle Gallerie dell'Accademia di Venezia. Di Beniamino Vizzini

La Tempesta di Giorgione
alle Gallerie dell'Accademia di Venezia

di Beniamino Vizzini

GIORGIO o ZORZI DA CASTELFRANCO, detto GIORGIONE
“La tempesta”, Gallerie dell’Accademia di Venezia.
Su concessione del Ministero 
dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
L a Tempesta di Giorgione è un piccolo quadro (cm 82 x 73), un dipinto a olio su tela, databile intorno al 1502 – 1503, conservato alle Gallerie dell’Accademia di Venezia ed ivi esposto al pubblico nella mostra, curata da Guido Beltramini, Davide Gasparotto, Giulio Manieri Elia, “Aldo Manuzio. Il rinascimento di Venezia”. La mostra aperta il 19 marzo è stata prorogata fino al 31 luglio 2016.

Si tratta di un piccolo quadro che, tuttavia, ipnotizza lo sguardo di chi si soffermi ad osservarlo. Al suo interno vediamo l’immagine dell’eternità di un istante, racchiuso nella rapidissima luce di un lampo, ove tutto risalta con un tale spiccato nitore che non potrebbe mai esistere nella sfera fenomenica del reale, eppur ci sembra vero. Ci troviamo di fronte ad un paesaggio con figure immerso, per così dire, in un mirabile impasto cromatico, ricco e sfumato, in cui è possibile piuttosto avvertire la compresenza, in una sorta d’eterea fusione atmosferica, di elementi naturali e architettonici con il soggetto umano, sebbene quest’ultimo appaia, comunque, come isolato ed estraniato dal resto della composizione.

Sono tre figure astanti in primo piano: una giovane donna seminuda, seduta con a fianco un bambino anch’esso ignudo e, a destra, un giovane uomo in piedi elegantemente abbigliato con una giubba di color rosso vivace e calze di diverso colore, appoggiato ad una lunga asta.

La donna rimane adagiata sopra le candide pieghe delle sue stesse vesti deposte sull’erba, una mano dietro la spalla dell’infante proteso al suo seno e posto al di là della sua gamba sinistra, flessa verso l’alto, che in parte lo nasconde, e l’altra sul ginocchio con l’indice lievemente ripiegato, mentre la gamba destra riposa, incurvandosi verso il basso, appena schermata dall’arbusto vivo di un roseto accanto ai rami secchi di un secondo arbusto morto.