16 luglio 2016

Inseguire la modernità? Marche doucement sur la Terre, elle est sacrée

Inseguire la modernità?
"Marche doucement sur la Terre, elle est sacrée", J.Y. Leloup

di Beniamino Vizzini, 16 Luglio 2016

Arte Romana, La Primavera o Flora, Museo Archeologico Nazionale, Napoli
Arte Romana Imperiale, Affresco, Foto Scala, Firenze
su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali

Ad altri spetterà l’obbligo di accertare le responsabilità per il disastro ferroviario avvenuto il 12 luglio 2016 sulla linea Corato-Andria in Puglia. A noi di Tracce Cahiers d’Art invece tocca il dovere di fermarci un attimo a riflettere sulle ragioni più complessive che spiegherebbero il perché di quanto accaduto. Sembrerebbe farsi strada nell’opinione pubblica il senso comune per cui una simile tragedia si sarebbe verificata a causa del grave ritardo infrastrutturale e tecnologico che caratterizza le regioni meridionali d’Italia. Insomma, sarebbe stata tutta colpa d’una carenza di modernizzazione con relativa carente tecnologia in grado di garantire strutturalmente la sicurezza e, dunque, il problema si risolverebbe inseguendo più tecnologia ovvero, più modernità nelle aree emarginate e meno moderne del Paese. 

Tale “senso comune” non manca indubbiamente di logica e di razionalità ma proviamo, per un momento, a rovesciarne l’assunto principale ed a riflettere sull’altra faccia nascosta della luna… e se fosse proprio la modernità o i processi sempre più accelerati di modernizzazione a provocare effetti di emarginazione, di inefficienza e di abbandono in aree sempre più estese del pianeta?
Si invoca più modernità come se la logica di un sistema del genere fosse pensata per venire incontro, per esempio, ai bisogni quotidiani dei pendolari, eppure dovrebbe essere evidente che non è così. Proprio le scelte operate dalla società privata delle Ferrovie Nord-Baresi costituiscono un caso esemplare: è stata potenziata e ammodernata la linea verso l’aeroporto di Bari-Palese per la necessità, questa sì davvero sentita e urgente, di gestire un volume di traffico internazionale, in crescita progressiva e finanche esponenziale, perciò capace di assicurare un corrispettivo volume di affari da cui ricavare più sostanziosi profitti e maggiori ricadute di investimento, mentre per la linea in direzione opposta, verso Barletta, si può benissimo aspettare e prorogare i lavori “necessari” di raddoppio dei binari e di messa in sicurezza semplicemente perché rappresentano solo dei costi senza un ritorno di benefici in termini immediati di profitto. Possono anche in queste condizioni esserci altre modalità di lucro, ma questa è un’altra storia e si chiama corruzione. 

Dunque, oltre alla logica del buon senso o del senso comune, non bisogna mai dimenticare che esiste un’altra razionalità che, appunto, è la logica della modernità che dai tempi dei futuristi in poi coincide con il mito della velocità. Una razionalità irrazionale che sembra correre sempre di più come una macchina impazzita all’insegna della parola d’ordine “il tempo è denaro” dove alla diminuzione fino all’azzeramento del primo corrisponde l’aumento fino alla crescita illimitata del secondo, in un rapporto inversamente proporzionale come negli attuali scambi telematici dei mercati finanziari.

Siamo così sicuri che inseguire la cosiddetta modernità non significhi essere lanciati sulla via migliore verso il progresso esattamente come sulla locomotiva che un tempo aveva cantato Francesco Guccini? E, d’altronde, gli attentati che oggi insanguinano l’Occidente (ultimo in ordine di tempo ciò che è successo a Nizza il 14 luglio 2016) non viene forse il sospetto che siano la reazione folle alla follia della modernità che vuole imporsi dappertutto e che vuole omologare il mondo intero alla forma d’una solo finalità ovverosia, all’utile e al calcolo del profitto?

Il testo "Inseguire la modernità?" è stato pubblicato il 16 Luglio 2016 su Tracce Cahiers d'Art, giorno dei funerali delle vittime del disastro ferroviario in Puglia, nel supplemento telematico della rivista.