2 settembre 2016

"1984. Evoluzione e rigenerazione del writing" è il titolo della rassegna sul Graffitismo urbano alla Galleria Civica di Modena, in collaborazione con la Biblioteca d'arte Poletti. In corso fino al 18 Settembre 2016

1984. Evoluzione e rigenerazione del writing
Una grande mostra sul Graffitismo urbano
alla Galleria Civica di Modena
in collaborazione con la Biblioteca d'arte Poletti

di Beniamino Vizzini, 2 Settembre 2016


Zelle Asphaltkultur, senza titolo, photo courtesy of the artists

La Biblioteca civica d’arte “Luigi Poletti” di Modena, che vanta uno dei più importanti patrimoni a livello nazionale per quanto riguarda la documentazione di writing e street art, ha offerto la sua collaborazione per l’apertura della mostra alla Galleria Civica di Modena, che indaga sul fenomeno dell’arte urbana, con il titolo “1984. Evoluzione e rigenerazione del writing” e a cura di Pietro Rivasi. In corso fino al 18 Settembre 2016.

La rassegna, dà grande rilievo all’aspetto più controverso dell’arte di strada: gli “interventi non commissionati” nello spazio pubblico. Grazie a una forte presenza di materiale fotografico e video sarà possibile riflettere sul senso di uno tra i fenomeni più eccentrici e spontanei dell’arte contemporanea. Una pratica d’azione espressiva diretta, a carattere prevalentemente segnico-figurativo, che sembra invertire il senso del ready-made, là dove si preleva un oggetto comune dal contesto del suo uso quotidiano per ricontestualizzarlo in un ambiente dell’arte (Galleria o Museo). Qui, invece, il fenomeno artistico viene rifunzionalizzato, al contrario, in un ambiente estraneo, non suo, come il contesto della vita urbana e della strada, con l’effetto – non importa se voluto o meno – di interferire sovrapponendosi all’immaginario sociale regolato dal codice delle comunicazioni verbovisive, di stampo mediatico-pubblicitario, negli spazi extrartistici di un paesaggio, per l’appunto, straniato come quello dell’urbanizzazione post-urbana delle metropoli contemporanee. 

Pubblichiamo qui di seguito, sul sito di Tracce Cahiers d'Art, il testo di Pietro Rivasi, curatore della mostra:

"Now we wonder if graffiti will ever last...????????"

di Pietro Rivasi
curatore della mostra

Il writing, conosciuto anche con l’improprio nome di graffitismo, è un movimento nato alla fine degli anni Sessanta tra Philadelphia e New York, espansosi poi viralmente in ogni angolo del mondo. Writing significa scrivere il proprio nom de plume, il più possibile, ovunque e senza preoccuparsi di infrangere sistematicamente la legge. Andando contro alcune norme basilari del vivere civile, il writing invoca esplicitamente la censura, generando segni effimeri che nei casi più estremi sopravvivono poche ore e vengono visti soltanto da chi ne fa oggetto di indagine giudiziaria o li rimuove.

Horfee, senza titolo, 2015, tecnica mista, cm 150 x 150, Collezione privata

Questo fenomeno non sarebbe mai entrato nei libri di storia dell’arte se non fosse stato praticato in maniera selvaggia su qualsiasi superficie messa a disposizione dalla metropoli. Ciò che colpì intellettuali, fotografi, artisti, giornalisti, galleristi, critici, fu proprio la sfrontatezza, la spontaneità e la capacità di rompere, non tanto con il mondo dell’arte – con il quale probabilmente, almeno all'inizio, non aveva nessuna ambizione di dialogare – quanto con la società e le regole di convivenza comunemente accettate, senza un secondo fine se non quello di affermare l’esistenza degli autori. 

Il writing non ha smesso di trasformarsi con l’introduzione delle frecce o del bubble style: la sua evoluzione non è perciò soltanto relativa agli stili. Fare i conti con un controllo repressivo, sia generico che specifico, in crescita costante, ha imposto infatti ai writer un cambiamento che trascende la ricerca di strumenti sempre più efficienti per scrivere, l'invenzione di tecniche innovative, le style wars, e che arriva a mettere in discussione i codici stessi della disciplina: ad esempio ad una tag2 non corrisponde più in modo univoco uno specifico writer e le lettere, per quanto possa sembrare paradossale, non costituiscono più una condizione indispensabile per scrivere. L'inasprirsi dei provvedimenti contro il writing ha costretto gli artisti a rinnovare le basi stesse della loro pratica per tutelare la propria libertà e la sopravvivenza delle loro opere. 

"1984. Evoluzione e rigenerazione del writing" vuole offrire un panorama di queste molteplici trasformazioni prendendo in esame alcuni degli artisti che hanno gettato, e continuano a sviluppare, le basi estetiche e teoriche di ciò che è oggi questo fenomeno, mostrando come essi si siano adattati ai mutamenti sociali: alcuni cercando di rinnovarsi nelle scelte linguistiche e nei codici, altri trasferendo l’esperienza di strada in forme d'arte più vicine a quelle proposte da gallerie private e spazi istituzionali. Altri ancora non hanno invece rinunciato a portare avanti con testardaggine lo spirito originale dei pionieri newyorkesi, cercando con ogni mezzo di aggirare la repressione. 


Francesco Barbieri, "Correnti sommerse", 2016
tecnica mista su tela, cm 150 x 170, Courtesy Galleria La Linea, Montalcino (Siena)

La mostra è suddivisa in due sezioni. Da una parte lavori che possono essere definiti di “post graffitismo”: tele, carte, installazioni e sculture che racchiudono la ricerca svolta all'interno dello spazio urbano, declinata in opere pensate per ambienti differenti. Dall’altra, installazioni fotografiche e video che hanno l’intento di portare il writing all’interno dello spazio museale nel pieno rispetto della sua natura “selvaggia”, per esortare il pubblico del museo a considerarle come vera e propria forma d'arte e non come un “disturbo visivo incontrato nel tragitto tra casa e lavoro”, facendo in modo che il cambio di contesto permetta allo spettatore di guardare all'opera con occhi diversi. 

Non è in discussione infatti che l’arte urbana non commissionata, ed il writing in particolare, siano per la società nient’altro che atti vandalici: per la legge sostanzialmente lo sono ed i writer ne sono di solito pienamente consapevoli. L’ampio spazio che la mostra offre a questi lavori, non vuole essere un modo per assolvere, legittimare o deresponsabilizzare chi pratica questo tipo di azioni. Si desidera tuttavia sottolineare come l'arte urbana, che oggi è oggetto di particolare attenzione, sia rappresentata all’interno degli spazi istituzionali in maniera spesso del tutto mistificata. Se il writing, vero e proprio linguaggio e cultura popolare, merita l’attenzione del mondo e del sistema dell’arte, allora ciò che deve essere proposto e conosciuto sono la sua parte più genuina ed i protagonisti che maggiormente contribuiscono alla sua sopravvivenza ed evoluzione.