21 dicembre 2015

Tracce Cahiers d'Art documenta su La Voce di New York "Fantasticherie italiane, Watteau e i paesaggisti francesi del XVIII secolo" in mostra al musée des Beaux-Arts de Valenciennes

Fantasticherie Italiane a Valenciennes
intervista a Vincent Hadot 

Articolo pubblicato su La VOCE di New York“Fantasticherie italiane, Watteau e i paesaggisti francesi del XVIII secolo” è il titolo della mostra in corso al Museo delle Belle Arti di Valenciennes , in Francia, fino al 17 gennaio 2016. Intervista con il direttore del museo Vincent Hadot CONTINUA...

30 ottobre 2015

Cari Amici dell'Arte, è uscito il nuovo numero di TRACCE CAHIERS D'ART la rivista d'arte stampata in forma di libro. 100 pagine con le mostre che amiamo di più

In copertina: ALBERTO BURRI, Sacco e rosso (Sack and Red), ca.1959
burlap, thread, acrylic and PVA on black fabric, 150x130 cm, Private collection, London
Ⓒ Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Città di Castello/2015
Artist Rights Sociey (ARS), New York/SIAE, Rome, Photo: Lucy Dawkins, London


Lettori Amici Abbonati. All'attenzione di Biblioteche e Musei

È in distribuzione TRACCE CAHIERS D'ART N. 23 Inverno 2015-2016. La Rivista d'arte è stampata in forma di libro su carte pregiate. 100 pagine a colori documentano l'Arte e le mostre da conoscere e visitare. A cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini. Edizioni d'arte Félix Fénéon. 
La Rivista si acquista con un clic nella EDICOLA ONLINE: Tracce n. 23 oppure telefonandoci al cell. 3482774311. Abbonamento 35,00 euro.

In copertina: ALBERTO BURRI, Sacco e rosso (Sack and Red), ca. 1959

In Sommario: Editoriale del direttore Beniamino Vizzini, dal titolo "Kazimir Malevič o l'essenza della pittura" – MALEVIČ alla Fondation Beyeler di Basilea e alla GAMeC di Bergamo – ALBERTO BURRI al Guggenheim Museum di New York – Le acquaforti di CHAGALL, in mostra all'Arengario Musei Civici di Monza – Belle Époque, la Parigi di DE NITTIS, BOLDINI, ZANDOMENEGHI alla GAMM Manzoni di Milano – Lo splendore di Venezia. CANALETTO, BELLOTTO, GUARDI e i vedutisti dell'Ottocento al Palazzo Martinengo di Brescia.

TRACCE CAHIERS D'ART è dal 2003 l'unica Rivista stampata in forma di libro d'arte su carte di gran pregio che illustra con immagini di grande qualità e documenta con ampi testi le PIÙ BELLE MOSTRE D'ARTE che Voi avete visto o che non Vi è stato possibile visitare nei Musei e nei luoghi dell'Arte in Italia e in giro per il mondo. 

21 ottobre 2015

SYMPOSIUM SU ALBERTO BURRI all'Italian Academy di New York. Intervista di Tracce Cahiers d'Art al prof. Ernest Ialongo

Symposium su Alberto Burri
all'Italian Academy di New York
intervista al prof. Ernest Ialongo

Il Symposium è stato organizzato in occasione della mostra “The Trauma of Painting” al Museo Guggenheim. Pubblichiamo l’intervista realizzata da noi di Tracce Cahiers d'Art ad ottobre 2015 al prof. Ernest Ialongo, moderatore e co-organizzatore con la prof. Emily Braun del Symposium.

Marianna Montaruli, per Tracce Cahiers d’Art rivista d’arte: Buon pomeriggio prof. Ernest Ialongo  1. domanda: Perché l'Arte di Burri piace agli Americani? 2. domanda: quale finalità ha questo Symposium su Burri? Good afternoon prof. Ernest Ialongo. For the Italian art magazine TRACCE CAHIERS D'ART we have two questions on the Symposium at Italian Academy.

1: Why does the art of Burri like to Americans? 2: What purpose has this Symposium on Burri? Thanks in advance , your answers can be published on our website and posted on facebook and twitter. Best regards

Prof. Ernest Ialongo: Marianna, in response to your questions: 
1) I can only guess why Americans would like Burri. For a better answer I would contact the curator Emily Braun. However, the show is excellently curated, the viewer gets a clear sense of the evolution of Burri's art, and they are met with a full range of work that demands a deep attention to see what Burri was attempting. I think this will continue to draw in audiences.

2) The symposium is meant to do a number of things. First, it is meant to draw attention to the exhibit and Emily Braun will explain the organization of the exhibit, what the audience would see, and why Burri may not be known to many people. Second, it is meant to put the artist and his influence into a broader context. Thus, Ruth Ben-Ghiat will give us an idea of what Burri's prisoner of war experience may have been like. Howard Singerman will investigate the influence of Burri on postwar European art, and his place within that artwork. Noa Steimatsky will delve into the connections between neorealism and Burri's work. And finally Robert Storr will survey Burri's influence in contemporary art. Collectively we hope to give our general audience an introduction to the exhibit and to Burri himself. Best, Errnest

8 settembre 2015

PAGINE D'ARTE DI BENIAMINO VIZZINI

Cari Amici Lettori di TRACCE CAHIERS D'ART Rivista d'arte
Trovate qui sul nostro blog un florilegio di alcuni dei testi, interventi, estratti, scritture d'arte a cura di Beniamino Vizzini, direttore di TRACCE CAHIERS D'ART pubblicati sulle pagine a stampa della Rivista d'arte.


La mostra “Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza”, documentata sulle pagine del n. 22 della rivista Tracce Cahiers d’Art, non è “solo” l’occasione prima e unica per ammirare tutte insieme le opere grafiche del Maestro di Sansepolcro (evento, di per sé straordinariamente importante per gli studiosi d’ogni Paese); essa è anche un viaggio straordinario nel Rinascimento, unicità italiana che ha influenzato per secoli l’arte e il sapere dell’Occidente (e non solo) producendo i più grandi capolavori, oggi icone insuperate, della cultura figurativa mondiale e dell’immaginario collettivo. Dal 14 marzo al 14 giugno 2015 al Palazzo Magnani di Reggio Emilia.




Editoriale e copertina di Tracce Cahiers d’Art, N.21. La Rivista in forma di Libro d’Arte, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini, autunno-inverno 2014.


MANZÙ/MARINO. Gli ultimi moderni, è il titolo della grande mostra di scultura che per la prima volta è protagonista nella Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo, presso Parma. A cura di Laura D’Angelo e Stefano Roffi, la mostra, aperta dal 13 settembre all’8 dicembre 2014, presenta una selezione di circa novanta fra sculture, anche gigantesche, dipinti e lavori grafici realizzati dai due artisti negli anni tra il 1945 e il 1970, e documenta “la loro fiduciosa apertura verso le molteplici lingue della modernità e la capacità dimostrata nell’incontrare il gusto di un colto e sofisticato mercato internazionale”


L’estate 2014 fino al 2 Novembre, il Musée Bonnard di Le Cannet, Costa Azzurra, propone un’esposizione sul sogno, il sonno e le belle addormentate, attraverso le opere di artisti moderni come Bonnard, Denis, Vuillard, Vallotton, Matisse, Picasso, Brancusi, Van Dongen, Maillol, Renoir, Manguin ed altri


Apre il 12 Settembre, al Museo Jacquemart-André di Parigi, la mostra Il Perugino, maestro di Raffaello con circa cinquanta opere dell'artista rinascimentale italiano e alcune dello stesso Raffaello. L'esposizione consente una disamina critica sulla questione storico-filologica del confronto tra il maestro e l’allievo


Con la mostra Late Turner – Painting set free, dal 10 settembre al 25 gennaio, la Tate Britain di Londra espone le opere prodotte durante l’ultimo periodo della vita di Turner quelle che rivelano, al massimo grado di radicalità, il senso ultimo e più autentico di tutta la sua ricerca artistica. La mostra è documentata sulle pagine del 20° cahier di Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini


Rinnovato interesse in Italia verso le testimonianze archeologiche e artistiche della civiltà etrusca, con due grandi mostre: una a Cortona, al Maec, Museo dell’Accademia Etrusca con il titolo “Seduzione Etrusca” e l’altra “Gli Etruschi e il Mediterraneo. La città di Cerveteri” a Roma, al Palazzo delle Esposizioni. La rivista Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini, ha documentato la seconda con la pubblicazione del Portfolio contenente la recensione critica del prof. Marco Bussagli


Al Grand Palais di Parigi fino al 21 luglio 2014 va in scena la video arte di Bill Viola in una mostra, curata da Jérôme Neutres, che ripercorre quarant’anni di ricerca artistica, condivisa con Kira Perov, executive director dello Studio Bill Viola di New York. La mostra è documentata nel 20° cahier di Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini




A Firenze è in corso una mostra unica, dedicata ai due artisti del Manierismo. La loro opera e le loro innovazioni spiegate dai curatori dell'esposizione Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi e Carlo Falciani, docente di storia dell'arte. L’intervista e la mostra sono documentate nel 20° cahier di Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini


Il Museo della Fondazione Beyeler di Basilea ospita una mostra su Odilon Redon che racconta il percorso dell'artista precursore del Simbolismo, dalla prima fase in nero al colore che diventa protagonista assoluto.
La rivista Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini, ha documentato la mostra sul Portfolio allegato al N. 20 con il testo qui pubblicato


La mostra Campigli. Il Novecento antico, a cura di Stefano Roffi, allla Villa dei Capolavori, dal 22 marzo al 29 giugno 2014, richiama l’attenzione su uno dei pittori più significativi del Novecento italiano, presente nei maggiori musei del mondo ma pressoché assente dalla grande scena espositiva dopo la memorabile mostra che la Germania gli dedicò nel 2003. La mostra su Massimo Campigli è documentata sul 20° cahier di Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini CONTINUA...


La retrospettiva su Félix Vallotton, già esposta al Grand Palais di Parigi, attualmente in corso fino al 1 giugno 2014 al Van Gogh Museum di Amsterdam, presenta l’opera di un grande artista che partecipò all’esperienza dei Nabis e che ha influenzato molte correnti dell’arte moderna e contemporanea dal Surrealismo, alla Nuova Oggettività tedesca, alla pittura di William Hopper, alla metafisica di Giorgio de Chirico. La mostra Le feu sous la glace di Félix Vallotton è documentata sul 19° cahier di Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini


Da marzo a luglio al Palazzo Reale di Milano, un'esposizione in collaborazione con il Museo Belvedere di Vienna, presenta i lavori del grande maestro viennese, con grande spazio alle opere giovanili. La mostra Klimt. Alle origini di un mito, al Palazzo Reale di Milano, è documentata sulle pagine del 20° cahier di Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini


La mostra in corso al Chiostro del Bramante a Roma raccoglie le opere di artisti alla ricerca della bellezza pura, in un'epoca in cui l'arte rifiutava l'estetica, alla ricerca di provocazioni trasgressive. A maggio anche il Metropolitan Museum of Art dedicherà una mostra ai Preraffaeliti inglesi


La mostra Alma-Tadema e i pittori dell’800 inglese. Collezione Pérez Simòn, in corso al Chiostro del Bramante, a Roma, fa riflettere su un presente di interminabile cesura dell’Italia da quella storia che era l'identità del nostro Paese ed era rispettata e amata in tutta Europa.


La mostra Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti. La Collezione Netter, a cura di Marc Restellini, alla Fondazione Roma Museo Palazzo Cipolla fino al 6 aprile 2014, ricostruisce il percorso del grande artista livornese insieme agli altri che con lui condivisero a Parigi un periodo decisivo della storia dell’arte agli inizi del ‘900, nei sobborghi del quartiere di Montparnasse. La mostra è stata documentata nel 18° cahier di Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini


A marzo il Museum of Modern Art di New York ospita la mostra Gauguin: Metamorphoses che racconta il rapporto che lega, in un solo metamorfico processo creativo, vari momenti e varie produzioni dell’arte di Paul Gauguin. Dai numerosi disegni e dalle stampe, ai capolavori della sua pittura, fino ai lavori meno noti di ceramica e sculture. La mostra è illustrata in anteprima sul 19° cahier di Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini 


La rivista Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini, ha documentato l’opera Farfromwords di Laure Prouvost, conservata in permanenza alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, sul diciannovesimo Cahier. Tutta l’iconografia di quest’opera si ispira all’estetica e ai piaceri dell’Italia con una personalissima interpretazione dell’idea del Grand Tour nel nostro Paese


Al Metropolitan Museum di New York una bella mostra dal titolo intrigante Balthus: Cats and Girls. Paintings and Provocations. La rivista Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini, ha documentato la mostra sul Portfolio in allegato al N.19 con un testo di Marco Bussagli. Gatti e ragazze, i due soggetti tematici che hanno giocato un ruolo da protagonista nella pittura di Balthus


La mostra Matisse and the Fauves, all’Albertina Museum di Vienna, è il primo evento di ampio respiro in Austria a rendere omaggio a questo importante movimento d’avanguardia francese. La rivista Tracce Cahiers d’Art, a cura di Marianna Montaruli e Beniamino Vizzini, ha documentato la mostra sul Portfolio in allegato al N.19 con il testo qui pubblicato 


In occasione della grande mostra del Museo d'Arte di Mendrisio, Svizzera


Beniamino Vizzini 
Nasce a Palermo nello stesso anno in cui escono Minima Moralia di Th.W. Adorno in Germania e L’uomo in rivolta di Albert Camus in Francia. Attualmente vive in Puglia. Fondatore con Marianna Montaruli e direttore della rivista Tracce Cahiers d’Art, curatore editoriale dal 2003 delle Edizioni d’arte Félix Fénéon. Cultore dell’autonomia dell’arte, concepisce l’esercizio della critica secondo le parole di O. Wilde come “il registro di un’anima”, decidendo di convertire questa sua passione in impegno attivo soprattutto sul versante pubblicistico-editoriale della comunicazione intorno all'arte ed alla storia dell'arte.



17 aprile 2015

È uscito il Nuovo Numero di TRACCE CAHIERS D'ART primavera - estate 2015. La Rivista in forma di libro d'arte


A maggio 2015 verrà pubblicato il Nuovo Numero 22 di TRACCE CAHIERS D'ART Rivista in forma di libro d'arte

A Maggio 2015 esce il Nuovo N.22
di Tracce Cahiers d'Art Rivista d'Arte
GUIDO RENI, Atalanta e Ippomene, 1615 -18 ca.
olio su tela, Napoli - Museo di Capodimonte
Per gentile concessione della Fototeca della Soprintendenza Speciale
per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della città di Napoli
L'opera è pubblicata sul N. 22 Primavera - Estate 2015 di Tracce Cahiers d'Art

In Sommario nel N.22 della Rivista:

Piero della Francesca a Palazzo Magnani di Reggio Emilia

Potere e Pathos. Bronzi del mondo ellenistico 
a Palazzo Strozzi, Firenze

Roma 900 alla Fondazione Magnani Rocca
Mamiano di Traversetolo-Parma

Addio Lugano bella
al Museo d'arte di Mendrisio, Ticino, Svizzera

Barocco a Roma. La merviglia delle arti
Fondazione Roma Museo. Palazzo Cipolla

Gauguin alla Fondation Beyeler, Basel, Svizzera 

Marco Del Re alla Galerie Maeght di Parigi 

Gottardo Ortelli
all'aeroporto di Milano Malpensa, SEA e Museo MA*GA per l'arte 

Piero Guccione
alla Pinacoteca di Palazzo Chiericati, Vicenza


TRACCE CAHIERS D'ART, la Rivista Italiana in forma di libro d'arte.
Le più belle mostre italiane e internazionali,
le opere d'arte, i musei, le biblioteche, i luoghi unici dell'arte.
Arte Antica, Moderna e Contemporanea.
La Rivista viene pubblicata dal 2003 dalle Edizioni d'arte Félix Fénéon.



11 marzo 2015

PIERO DELLA FRANCESCA. IL DISEGNO TRA ARTE E SCIENZA al Palazzo Magnani di Reggio Emilia

L'occhio matematico del Rinascimento

di Beniamino Vizzini
direttore di Tracce Cahiers d'Art
11 Marzo 2015

La mostra “Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza”, che sarà documentata sulle pagine del n. 22 della rivista Tracce Cahiers d’Art, non è “solo” l’occasione prima e unica per ammirare tutte insieme le opere grafiche del Maestro di Sansepolcro (evento, di per sé straordinariamente importante per gli studiosi d’ogni Paese); essa è anche un viaggio straordinario nel Rinascimento, unicità italiana che ha influenzato per secoli l’arte e il sapere dell’Occidente (e non solo) producendo i più grandi capolavori, oggi icone insuperate, della cultura figurativa mondiale e dell’immaginario collettivo. Dal 14 marzo al 14 giugno 2015, Palazzo Magnani, Reggio Emilia.


Manifesto della mostra "Piero della Francesca. IL disegno tra arte e scienza"

Palazzo Magnani, Reggio Emilia, 2015
La mimesi nell’arte della pittura non è mai stata semplicisticamente da ridursi a mera imitazione del reale poiché essa produce, piuttosto, un’astrazione dalla realtà ovvero, una presenza d’immagine da cui è assente la matrice empirico-fenomenica dell’immagine stessa. Come dire che la rappresentazione pittorica altro non sia se non apparenza illusoria ma la cui illusorietà ci restituisce la visione di un “mondo” che non c’è e che, pur tuttavia, sembra esserci affatto presente, quantunque in effigie, come se fosse giusto davanti ai nostri occhi. Tale peculiare qualità della raffigurazione mimetica ancor di più si connota per il carattere assoluto di staticità che essa conferisce all’immagine anzi, di vera e propria stasi, o di arresto del flusso caotico in divenire, così come s’avverte nella percezione ordinaria della realtà, sospesa… “una volta e per sempre”… nell’ordine della spazialità in cui viene attualizzata la rappresentazione. la mimesi estetica nasce dall’esperienza interiore con cui la percezione ordinaria del mondo viene temporaneamente sospesa (o posta fra parentesi) per lasciare spazio alla costruzione d’una visione generata dalla potenza immaginativa della mente umana. La mimeticità dell’arte, in altri termini, libera o letteralmente scatena questo potenziale e potere che ha la fantasia dell’uomo di creare immagini.

“Immagine” e “immaginazione” hanno la stessa radice di “imitazione” e, come ha osservato Élemire Zolla, “i due vocaboli dovrebbero risultare dall’apposizione della particella in alla radice mi, la stessa dei termini greci “mimo” e “mimesi”. L’immaginare e l’imitare semanticamente si sovrappongono (…). Si risale così alla radice indo-europea mei, che dovette indicare tutto ciò che di mutevole e intermittente seduce l’attenzione. Ne scaturisce il sanscrito Mâyâ, l’onnimutevole, insidioso e ipnotizzante gioco delle apparenze, e l’antico alto tedesco mein, inganno”.

Imitare significa dunque tradurre la realtà nell’apparenza visiva dell’immagine; rendere l’apparenza simile al vero o, l’immagine simile alla matrice esistenziale del suo referente. Il concetto platonico di mimesi non comporta in sé la condanna dell’arte figurativa solo per via di questa sua caratteristica d’esser giuoco illusorio e riflesso ingannevole dei sensi, ma anche perché l’immagine prodotta dalla pittura, proprio in virtù dell’effetto illusionistico che da essa deriva, rappresenta il mondo come rappresentazione ovvero, come spazio di forme apparenti, allontanandoci così due volte dalla verità ossia, dal mondo delle idee percepibile unicamente con l’occhio dell’intelletto che, per i greci, è un occhio matematico.


Piero della Francesca "De Prospettiva Pingendi", manoscritto

Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia
A differenza dell’architettura e della scultura, arti fondate sul Numero, la pittura sembra essere fondata sui sensi ma, ciononostante, anche l’arte della pittura perviene infine ad un fondamento matematico all’interno della stessa tradizione platonica e neoplatonica, nel tempo dell’umanesimo italiano e del Rinascimento, con la scienza della prospettiva: “La visione prospettica in pittura nasce soltanto grazie a un certo distacco, allorché si impari che l’occhio non è la visione e che esso non può vedere giusto se non è assistito dalla intelligenza geometrica” (Élemire Zolla).

La mostra in corso, dal 14 marzo al 14 giugno 2015 al Palazzo Magnani di Reggio Emilia, intitolata “Piero della Francesca. Il disegno tra arte e scienza” a cura di Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro, Luigi Grasselli, offre una ricostruzione molto accurata, avvincente e convincente delle personalità, dei luoghi, delle culture, degli ambienti in cui si formò la prodigiosa stagione del Quattrocento italiano con particolare riguardo, in specie, alla corte di Federico da Montefeltro nella città di Urbino, là dove aveva trovato origine ciò che lo storico dell’arte André Chastel aveva già definito come umanesimo matematico del XV secolo, proprio grazie all’opera incisiva di Piero della Francesca, protagonista della mostra di Reggio Emilia. L’evento espositivo di Palazzo Magnani risulta infatti,non per caso, imperniato tutto intorno alla centralità della figura del grande maestro di Sansepolcro nella sua doppia veste di disegnatore e di esperto matematico. 

Per l’occasione sarà riunito a Palazzo Magnani – fatto straordinario, per la prima volta da mezzo millennio – l’intero corpus grafico e teorico di Piero della Francesco: i sette esemplari, tra latini e volgari, del De Prospectiva Pingendi (conservati a Bordeaux, Londra, Milano, Parigi, Parma, Reggio Emilia), i due codici dell’Abaco (Firenze), il Libellus de quinque corporibus regolaribus (Città del Vaticano) e Archimede (Firenze). È proprio su questi preziosi testimoni dell’opera scritto-grafica di Piero, in specie sul De Prospectiva Pingendi, che la mostra di Palazzo Magnani prende corpo. Fulcro dell’esposizione è l’esemplare del De Prospectiva Pingendi della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, uno dei più importanti testimoni della fondamentale opera prospettica di Piero della Francesca. Il manoscritto, opera di un copista, reca numerose correzioni, note marginali ed estese aggiunte di mano di Piero. Esso fa fede del lavoro di continua revisione del testo e ospita nei suoi 110 fogli numerosi disegni di mano dell’artista: linee sottilissime che solcano le pagine del codice a illustrazione del testo, manifestando la straordinaria perizia grafica dell’autore.


Piero della Francesca "San Ludovico da Tolosa", 1460

affresco staccato, cm 123 x 90, Museo Civico San Sepolcro, Arezzo 
Ma la mostra non è “solo” l’occasione prima e unica per ammirare tutte insieme le opere grafiche del Maestro di Sansepolcro (evento, di per sé straordinariamente importante per gli studiosi d’ogni Paese); essa è anche un viaggio straordinario nel Rinascimento, unicità italiana che ha influenzato per secoli l’arte e il sapere dell’Occidente (e non solo) producendo i più grandi capolavori, oggi icone insuperate, della cultura figurativa mondiale e dell’immaginario collettivo. Un viaggio, commentato nella audioguida da Piergiorgio Odifreddi, condurrà il visitatore tra le opere grafiche e pittoriche di Piero ( sarà esposto il suo magnifico affresco staccato del “San Ludovico da Tolosa” del Museo di Sansepolcro) e tra i capolavori pittorici e grafici di altri grandi maestri del XV e XVI secolo quali Lorenzo Ghiberti, Ercole de’ Roberti, Domenico Ghirlandaio, Givanni Bellini, Francesco di Giorgio, Albrecht Dürer, Bernardo Zenale, Antonio da Sangallo il Giovane, Baldassarre Peruzzi, Amico Aspertini, Michelangelo e molti altri. Cento opere che vedranno accanto alla pittura di Piero della Francesca distinta da una essenzialità e purezza di forme che trovano fondamento nei suoi interessi matematici e geometrici, i grandi protagonisti della teoria e della pratica del disegno prospettico e architettonico nell’arte pittorica del Rinascimento.

Suggestive installazioni multimediali fanno parte integrante del percorso di questa mostra che è stata, inoltre, concepita come uno strumento e una “macchina didattica”. I disegni del trattato pierfrancescano sulla prospettiva sono riconvertiti in modelli tridimensionali per illustrare al meglio la logica delle loro costruzioni geometriche, mentre una serie di macchine matematiche dell’Università degli Studi di Modena e di Reggio Emilia riproducono scientificamente gli strumenti della bottega dell’artista rinascimentale, permettendo al visitatore di toccare con mano e comprendere gli accorgimenti tecnici adottati dai pittori per sfruttare creativamente gli inganni della visione. Alcuni apparati multimediali e app di navigazione in realtà aumentata permetteranno di comprendere meglio il senso occulto della celebre “Città ideale”, uno dei capolavori dell’Umanesimo matematico urbinate e necessario complemento della trattatistica prospettica.


Vitruvio / Jean Martin "L'architecture ou Art de bien bastir", 1547

manoscritto, Biblioteca Universitaria, Torino 

Forse, per la prima volta, in età d’arte moderna, accadde che, nell’orizzonte della soggettività umanistica, il mondo sensibile si riconfigurasse nella visione di un’immagine “mentale” del mondo o d’una realtà intelligibile, ossia resa visibile nell’ordine della Mens (dal cui etimo deriva il termine Mensura) composta da misura, proporzione e simmetria. La rappresentazione mentale diviene immagine del mundus intelligibilis – costruita secondo il disegno progettuale dell’intelligenza geometrico-architettonica della prospettiva – e la prospettiva diventa così, a sua volta, perfetta espressione del pensiero artistico e avverrà, così, che l’armonia della matematica come dell’architettura finirà per schematizzare il sogno di uno spazio ideale fuori dal tempo. Tale armonia appare intrinsecamente legata alla matrice neoplatonica del magistero matematico di Piero della Francesca e del suo più insigne allievo, il matematico fra’ Luca Pacioli secondo cui la realtà, data dalla creazione divina, viene regolata da rapporti matematici e da proporzioni numeriche con cui l’uomo riproduce lo spazio. Luca Pacioli richiamandosi alla teoria platonica dei cinque poliedri regolari – già precedentemente ripresa nel Libellus de quinque corporibus regolaribus del Maestro Piero della Francesca – indica la possibilità di creare rapporti tra gli spazi e sulla base di queste proporzioni la capacità di costruire il dominio del reale in maniera tale da rispecchiare l’ordine dell’armonia divina. 

La visione prospettica assume una dimensione quasi religiosa, una sorta di misticismo della geometria e delle sue misteriose leggi, dello spazio pittorico e del suo ancor più misterioso rapporto con quello che appartiene niente affatto alla dimensione delle spoglie apparenti delle cose sensibili ma alla dimensione metafisica delle idee. 

L’enigmatico tema della Città ideale, presente nel dipinto conservato nella Galleria Nazionale delle Marche a Urbino (ma, anche alla Walters Art Museum di Baltimora esiste un’altra veduta di Città ideale attribuita allo stesso autore ignoto della tavola urbinate e una terza veduta di Città ideale, forse più tarda, si trova a Berlino nella Gemäldegalerie), tale visione d’assoluta perfezione prospettico-architettonica di una vasta piazza nello spazio urbano fissata da tempera su tavola, ci vuol forse mostrare che la pittura è matematica e come tale essa raffigura una presenza di entità eterne. Attraverso la prospettiva il pensiero si commuta nella costruzione d’una realtà percepita con l’intelletto ovvero, con un occhio matematico e tutto ciò che l’artista può concepire viene creato sulla base di regole matematiche. 

La raffigurazione non è perciò pittorica ma matematica e quindi figurazione dell’utopia di un mondo segretamente animato dal soffio della perfezione divina. Dio stesso, secondo i più antichi misteri della teologia neoplatonica, è il sommo matematico-architetto e l’uomo partecipa alla sua perfezione grazie all’intelletto che lo rende essere unico e superiore nel creato: l’arte con la “divina proporzione” e le leggi della prospettiva ne era dunque conseguenza diretta. 

Anche dal punto di vista cromatico, tanto nella pittura di Piero della Francesca quanto nella tavola della Città ideale del Museo di Urbino, si assiste ad una raffigurazione astratta e metafisica; le immagini infatti sono sempre terse, nitide, luminose, elemento unificatore di tutta la rappresentazione è la luce, chiara e cristallina, con ombre diafane e poco marcate, perché l’aria “non esiste”, esiste solo la costruzione matematica, la prospettiva e non viene preso in esame il colore dell’aria, quindi la luce è sempre uniforme. Nella Città ideale vi sono pochissime notazioni di vita; da questa realtà sembra trasparire la purezza di ciò che non è corrotto dalla vita, però è il centro dello spazio umano fatto a misura d’uomo, una concezione ripresa dalla classicità e con la probabile funzione – come è stato suggerito da alcuni fra i più sensibili studiosi dell’argomento – di valere quale strumento da utilizzarsi per la meditazione. Osservando la realtà matematica e l’ordine insito in queste raffigurazioni, si induceva uno stato di astrazione dalla quotidianità e di introspezione. Una funzione quindi contemplativa per ricondurre l’uomo alla bellezza intesa, esattamente, come ciò che fra’ Luca Pacioli chiamava la “divina proporzione”. La prospettiva diviene un mezzo per dire quello che la parola non sa dire, è strumento per indagare il mondo ma anche per rappresentare l’invisibile, il misterioso incontro del mondo umano con quello divino, con il Dio immanente calato nell’ordine delle verità colte dall’intelletto dell’uomo. 


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