9 settembre 2015

I PAESAGGI DI CARLO CARRÀ di Beniamino Vizzini. Ecco il video presentato sul Nuovo Canale You Tube di TRACCE CAHIERS D'ART Rivista d'arte

Cari Amici di TRACCE CAHIERS D'ART Rivista d'arte 
con piacere Vi comunichiamo 
che la Rivista ha aperto un NUOVO CANALE SU YOU TUBE 
ai primi di Settembre 2015. 
Ecco potete collegarvi anche da qui sul canale: 

Sul nuovo canale you tube vogliamo condividere con Voi Lettori 
alcuni dei video d'arte da noi realizzati e dedicati agli Artisti e alle Mostre
che documentiamo sulle pagine a stampa della Rivista.

Beniamino Vizzini, direttore di TRACCE CAHIERS D'ART
ha realizzato il video

Buona visione

In occasione della grande mostra su Carlo Carrà del Museo d'Arte di Mendrisio in Svizzera nel 2013, mostra che fu curata da Elena Pontiggia e Simone Soldini con la collaborazione di Chiara Gatti e Luca Carrà, Noi dedicammo la copertina di TRACCE CAHIERS D'ART N.19 a Carlo Carrà con l'opera "Pino sul mare" del 1921 e in apertura della Rivista pubblicammo un servizio di 16 pagine dedicate alla mostra. Beniamino Vizzini, direttore e fondatore di TRACCE CAHIERS D'ART scrisse un saggio dal titolo "Un Poema pieno di Spazio e di Sogno: I Paesaggi di Carlo Carrà" che fu pubblicato in italiano sul giornale americano "LA VOCE di New York" e che ebbe grande successo tra i Lettori d'oltreoceano. 
Ecco il testo:

di Beniamino Vizzini

Dagli anni venti in poi, dopo la folgorante stagione del Futurismo bruciata ed, al contempo, inveratasi nella Prima guerra mondiale, uno tra i fondatori dell’avanguardia futurista Carlo Carrà come, peraltro, anche a sua volta Gino Severini, sembrerebbe avere operato un’inversione di tendenza connotata, secondo la celeberrima quanto ormai desueta categoria critico-storiografica del “ritorno all’ordine” od alla tradizione, come una specie di reazione rispetto agli eccessi trasgressivi e nichilistici, appunto, della rivoluzione futurista. Si trattò, forse, piuttosto d’una conversione di tendenza, da proporsi quale avanguardia di un’utopia della modernità giusto fino a diventare volontà artistica, invece, di svelarne il carattere distopico nascosto nel suo fondo più oscuro: la crisi dell’arte come mimesi del reale o l’eclisse della pittura. 
Negli anni venti André Derain invocava l’arte come “un mezzo per disperare”... CONTINUA A LEGGERE